4 maggio 2026

 


“La memoria dei Pionieri di Aprilia”

 una raccolta di immagini d’epoca per non disperdere il patrimonio storico della Città


progetto promosso dall’Associazione “Un ricordo per la pace"

Alice Basso (prima a sinistra) e ragazzi della famiglia Basso e Sittaro

di Elisa Bonacini

É stato celebrato giovedì 25 aprile scorso, in concomitanza della Festa nazionale della Liberazione, l’88° anniversario dalla Fondazione della Città di Aprilia. Quarta città dell'Agro Pontino bonificato, Aprilia venne fondata il 25 aprile 1936 da Benito Mussolini. Realizzata in 18 mesi su progetto degli architetti C. Petrucci e M. Tufaroli e degli ingegneri F. Paolini e R. Silenzi venne inaugurata il 29 ottobre 1937. Come madrina ebbe il più grande comune rurale d'Italia dell'epoca, la città di Capannori (Lucca) che portò in dono alla nuova città il Gonfalone. 

Il nome “Aprilia” deriva, oltre che dal mese di fondazione, da Venus Aprilia, “Venere Feconda” la divinità latina protettrice della rinascita e della prosperità. Nel 2012, su decreto del Presidente della Repubblica, le è stato conferito il titolo di Città (richiesta del Consiglio comunale n. 36 del 7 giugno 2011).

La data di fondazione di Aprilia è una ricorrenza che induce al ricordo dei Pionieri della bonifica ed ai coloni concessionari dei poderi ONC (Opera Nazionale Combattenti) che vi si insediarono negli anni '30. A quel periodo specifico è dedicato il progetto di raccolta di immagini inedite promosso dall’Associazione “Un ricordo per la pace”.  “La memoria dei Pionieri di Aprilia” è un progetto culturale che prende corpo nel 2011 per cogliere le testimonianze degli ultimi protagonisti viventi di quell’importante tassello della storia apriliana. Ora l’intento dell’associazione è quello di non disperdere il materiale fotografico d’epoca residuo, patrimonio storico della città. Finalità del progetto la realizzazione di un documentario e di una mostra fotografica. Si invitano pertanto alla collaborazione i cittadini di Aprilia eredi delle famiglie storiche di Aprilia presenti sul territorio dalla sua nascita. Il materiale fotografico d’epoca potrà arrivare sotto forma digitale preferibilmente in formato jpg alla email di “Un ricordo per la pace” el.bonacini@gmail.com 

Gli anni oggetto della raccolta sono quelli che vanno dagli anni 30 fino all’immediato dopoguerra.

Un modo di perpetuare la memoria di queste famiglie che arrivarono con tante speranze nella "terra promessa" appena bonificata. Fu l’Opera Nazionale Combattenti ad occuparsi della gestione dei terreni risanati e dei poderi che vi venivano costituiti affidandoli in concessione ai coloni, famiglie numerose provenienti per la maggior parte dal Veneto, Friuli ed Emilia, regioni allora povere e sovraffollate. Requisito fondamentale per l’assegnazione del podere aver avuto un combattente nella Grande Guerra. La coltivazione principale nel podere era quella del grano: l' “oro” dei coloni. Il grano prodotto era prelevato dall'O.N.C. e pagato con piccoli incentivi in denaro proporzionati ai quintali realizzati. Alle famiglie venivano lasciati due quintali a persona. Con i proventi della produzione del grano i coloni potevano sperare di riscattare il podere nei tempi previsti (circa 20 anni). Tra l'altro i coloni meno produttivi rischiavano di essere sostituiti e quindi di perdere il terreno. 

I coloni lavorarono duramente per rendere produttive le campagne, non tutte con lo stesso grado di fertilità: il loro è stato un contributo fondamentale anche nella ricostruzione post bellica, pagando un prezzo altissimo di vittime dei residuati bellici. A tutti la città di Aprilia deve eterna gratitudine.

Tra le testimonianze raccolte dall’associazione “Un ricordo per la pace” vogliamo ricordare quella di Alice Sittaro in Basso, scomparsa nel 2017.

Alice Sittaro, classe 1925, arrivò in territorio pontino nel 1933 proveniente da Fagagna (Udine),la sua era una famiglia composta da 7 persone. Nella video intervista realizzata nel 2011 presso la sua abitazione a Carano espresse quei ricordi ancora nitidi nella mente, in particolare il giorno della Fondazione di Aprilia. Lei, Alice aveva solo 11 anni: “Allora noi eravamo in un podere a borgo Montello. Vennero a prendere tutti i bambini della scuola del nostro borgo e quelli di borgo Bainsizza. Ci portarono con le “Pavesi” – ndr : trattori con rimorchio- a quella che poi sarebbe divenuta Aprilia. Non c'era ancora niente, solo un grande prato. C'erano tantissime persone, e tutte le autorità. A noi bambini sembrava una grande festa. Io ero molto emozionata, mi sentivo grande vestita da “piccola italiana”. Mussolini ci passò vicino sorridendoci. A me diede una carezza sulla guancia. Assistemmo così alla posa della prima pietra ad Aprilia. Era il 25 aprile 1936”.

Successivamente la famiglia Sittaro si dovette trasferire dal podere a Borgo Montello ad Aprilia località Carano, podere numero 253,  nelle vicinanze della tomba di Menotti Garibaldi, in quanto il primo podere assegnato era diventato molto più piccolo, poiché attraversato dal canale Mussolini.

Nella ricorrenza della data di fondazione di Aprilia un doveroso ricordo va allo storico apriliano Bernardino Tofani scomparso nel 2014. Bernardino Aprilia l'aveva vista nascere assistendo passo passo con occhi di bambino alla sua costruzione. Immenso il  suo lavoro di ricerca che ha divulgato con generosità in numerose pubblicazioni, tra cui “Aprilia e il suo territorio” un testo che dovrebbe essere messo a disposizione di tutte le scuole.

(cenni di storia di Aprilia https://www.comune.aprilia.lt.it/home/entrare/la-citta/)


Famiglia Fiorini presso podere ONC Aprilia







GIORNO DELLA MEMORIA 

L’OMAGGIO SOCIAL DI VASCO ROSSI AL PADRE E A TUTTI GLI IMI



di Elisa Bonacini


Il 27 gennaio scorso, nel Giorno della Memoria, mentre erano in corso in tutta Italia le cerimonie istituzionali tra cui quella tenutasi presso il Teatro Ponchielli di Latina, la memoria correva veloce anche sulle piattaforme digitali. La rockstar Vasco Rossi ha voluto rinnovare nelle sue pagine social il ricordo del padre Giovanni Carlo Rossi internato militare nel campo nazista di Dortmund in Germania durante la seconda guerra mondiale.

Con un post a sorpresa che ha fatto immediatamente il giro del web, il "Blasco" nazionale ha voluto condividere anche una testimonianza di una delle vicende più dolorose della nostra storia, pubblicando uno stralcio del video-documentario “Il Futuro della Memoria” realizzato nel 2013 dall’Associazione apriliana “Un ricordo per la pace” per la Cerimonia della Giornata della Memoria 2014 presso la Prefettura di Latina. Protagonista del breve filmato on line è Cosmo Coccoluto ex Internato Militare Italiano nei campi nazisti (IMI). Originario di Gaeta ove è deceduto nel 2020 all’età di 101 anni, con voce rotta dall’emozione, Cosmo, insignito poi nel 2014 di medaglia d'Onore IMI, aveva raccontato alcuni terribili episodi dei giorni vissuti in prigionia recitando a chiosa della testimonianza "Il doloroso canto dei prigionieri", lirica da lui composta nel 1944 nel lager nazista.

Le parole di Coccoluto, che invocano protezione per l’Italia ed il suo tricolore sotto il "lento nevicar" dei giorni di prigionia, risuonano come un monito contro l'inutilità della guerra in ogni tempo. 

Per Vasco Rossi questo tributo personale agli IMI affonda le radici nel proprio DNA. Il padre Giovanni Carlo Rossi, detto "Carlino", insignito di medaglia d’onore IMI nel 2020, fu infatti uno dei 650.000 soldati italiani che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 scelsero il "No" al nazifascismo, preferendo la deportazione al tradimento del giuramento alla Patria. Vasco Rossi, nato il 7 febbraio 1952 a Zocca (MO), porta il nome di un compagno di prigionia del padre che gli salvò la vita durante un bombardamento in Germania. Un gesto di gratitudine di Carlino per quel soldato mai dimenticato che con coraggio lo aveva soccorso in quei momenti drammatici permettendo il ritorno a casa e  di formarsi successivamente la propria famiglia, dando vita al più amato rocker della musica italiana.

Vasco ha più volte ricordato come il padre tornò dalla prigionia fortemente dimagrito e segnato fisicamente, tanto da ipotizzare che la morte a soli 56 anni nel 1979 nell'esercizio della professione di camionista potrebbe essere stata una conseguenza delle sofferenze subite in prigionia.


I tristi ricordi del lager, la fame, i maltrattamenti subiti, la morte di alcuni compagni li aveva riportati in un diario trascritto poi dalla moglie, signora Novella Corsi. 


La storia del conferimento della Medaglia d’Onore alla memoria di Giovanni Carlo Rossi ha rappresentato uno dei momenti mediaticamente più significativi nell'attività dell’associazione “Un ricordo per la pace”. Il percorso che ha portato questo prestigioso riconoscimento alla famiglia Rossi aveva avuto inizio nel luglio 2019, quando l’associazione lanciò un accorato appello pubblico a Vasco Rossi pubblicato in un articolo del "Resto del Carlino" di Modena.

L'associazione, impegnata da 15 anni nel progetto "Memoria agli IMI", aveva messo a fuoco la vicenda di Carlino, catturato all'isola d'Elba il 17 settembre 1943 e deportato nello Stalag VI D di Dortmund, in Germania, per aver rifiutato di collaborare con il nazifascismo. Vasco accolse con entusiasmo la proposta e l'associazione, come abitualmente opera anche per persone meno note, si fece carico gratuitamente dell'iter burocratico, operando in sinergia con il Comune di Zocca. La domanda ufficiale per il riconoscimento fu firmata dalla signora Novella Corsi, mamma del cantante e vedova di Carlino. Il 27 gennaio 2020, in occasione del Giorno della Memoria, presso la Prefettura di Modena, il Prefetto Pierluigi Faloni consegnò l'onorificenza alla signora Novella, accompagnata dal nipote Luca Rossi e dalla storica collaboratrice di Vasco Tania Sachs che aveva curato i contatti con l’associazione. Sebbene assente per motivi professionali, Vasco Rossi aveva voluto celebrare l'evento con un toccante video-messaggio sui social, ringraziando pubblicamente l'associazione apriliana per aver dato voce al "No" di suo padre e di tutti gli Internati Militari Italiani.

Quella degli IMI è stata per decenni una "resistenza senz'armi" ingiustamente oscurata, una coltre di oblio che testimonianze come quella di Cosmo Coccoluto contribuiscono a squarciare. L’attività divulgativa di “Un ricordo per la pace” continua e vuole essere stimolo ad aprire i personali cassetti della Memoria ed onorare i propri "eroi di famiglia". Possiamo pertanto dire con orgoglio che Aprilia si piazza ai primi posti nel panorama pontino per numero di onorificenze ricevute.

Il video di Coccoluto sulle pagine social di Vasco ha ricordato a migliaia di fan che la libertà è un bene prezioso conquistato a caro prezzo. Come sottolineato quest’anno nel discorso ufficiale del Prefetto di Latina Ciaramella, in un’epoca di linguaggi violenti spesso usati anche nei social, l’esempio di chi ha saputo dire "No" alla barbarie nazista resta uno dei riferimenti fondamentali per le nuove generazioni. La fiamma della memoria, alimentata anche da queste testimonianze, continua a bruciare per ricordarci che dimenticare gli orrori del passato significa esporsi fortemente al rischio di riviverli.

Grazie Vasco del tuo contributo e tantissimi Auguri per il tuo 74° compleanno dalla redazione del Giornale del Lazio e da tutti i tuoi numerosissimi fan locali. 


20 ottobre 2025

MARCIA DELLA PACE PERUGIA ASSISI 2025: Aprilia presente!


a 64 anni dalla prima edizione con la speranza di pace e fraternità tra i popoli


di Elisa Bonacini

el.bonacini@gmail.com

Si è svolta domenica 12 ottobre la 64esima edizione della Marcia della Pace Perugia-Assisi. L’iniziativa, ispirata al pacifismo di San Francesco e Gandhi, nacque su idea di Aldo Capitini che organizzò la prima marcia tra Perugia e Assisi il 24 settembre 1961 durante la “guerra fredda” (1947-1991), periodo segnato dalla paura di un conflitto nucleare per la grande tensione geopolitica tra gli Stati Uniti  e l'Unione Sovietica  con con la divisione del mondo in due blocchi  contrapposti (occidentale e orientale). 

Icona dell’edizione 2025 della Marcia della Pace la frase “Imagine all the people”   tratta dal testo di “Imagine” di John Lennon. Scritta nel 1971 è la canzone simbolo della speranza di una pace globale nell’utopia di un mondo unito fraternamente, senza più guerre.

Si spiega nella pagina ufficiale dell’iniziativa 2025: “In un mondo devastato dall’individualismo, dall’egoismo e dall’indifferenza che uccide e lascia uccidere, mentre lo scontro di interessi alimenta spietate guerre di ogni genere, mentre guerre sanguinose si accaniscono ferocemente contro bambini, donne, malati e anziani, in un mondo intriso di violenza, pieno di muri e confini, mentre si accelera un’incontrollata corsa al riarmo, di fronte ai segni sempre più marcati della “terza guerra mondiale”, noi vogliamo reagire con “un nuovo sogno di fraternità e amicizia sociale”

La Marcia della Pace 2025 ha visto oltre 200.000 partecipanti tra cui delegazioni di 503 associazioni, di 190 scuole e università e di 250 Enti Locali nonchè tanti semplici cittadini. Un fiume di persone, per 14 km ininterrotti, che hanno marciato per una distanza di circa 28 Km. La partenza alle ore 9.00 dai Giardini del Frontone a Perugia per arrivare intorno alle 15 alla Rocca Maggiore di Assisi, ai piedi della Basilica di San Francesco, Patrono d’Italia, la cui festa nazionale nella giornata del 4 ottobre, abolita nel 1977, è stata introdotta nuovamente da pochi giorni. 

La marcia della Pace e fraternità 2025 ha visto forte il sostegno contro il genocidio a Gaza; molte le bandiere di Palestina e Israele legate insieme oltre a tantissime bandiere della pace.

Anche la città di Aprilia era presente con una rappresentanza di oltre cento cittadini. A raccogliere le adesioni ed organizzare il viaggio in pullman l’ex assessore del Comune di Aprilia Alessandro D’Alessandro.

“Nei mesi che hanno preceduto l’iniziativa - spiega Alessandro- sono stato contattato da più persone, memori che, in qualità di Assessore, avevo organizzato il trasporto e l’adesione a numerose marce della Pace negli anni passati. Desideroso più che mai di pormi al servizio della nostra Città mi sono dato subito da fare ed è stato naturale raccogliere oltre cento adesioni in poco tempo. Così abbiamo riempito un pullman da 55 posti e aiutato a completare altri pullman che erano di passaggio sul nostro territorio diretti alla stessa meta. Ci siamo dati appuntamento alle ore 5 in piazza Roma, ad Aprilia. Nonostante l’ora, alle prime luci dell’alba, sui volti si disegnavano sorrisi ed era tangibile la voglia di volersi unire al grande coro per poter testimoniare i nostri valori che dovrebbero essere universali.” 

Continua Alessandro: “All’arrivo a Perugia abbiamo trovato un fiume di persone che, pacificamente, hanno dato forza alla voce di chi crede che tutti i popoli debbano avere le stesse opportunità e soprattutto poter vivere nella Pace. Ci si è sorretti, si è rallentato il passo, ci si è incoraggiati per potere, INSIEME, raggiungere lo stesso obiettivo, perché è insieme che si devono raggiungere certe mete.

Alessandro, cosa lascia interiormente aver vissuto questa esperienza?

“Aver percorso oltre 28 km a piedi per raggiungere la vetta della Rocca di Assisi, porta con sé la ricchezza di ritornare più ricchi, con nuove energie e soprattutto con la consapevolezza che non siamo i soli ancora a credere a determinati valori. Abbiamo l’obbligo di riportare tutte queste energie riversandole nelle nostre vite, nella nostra Città, nelle nostre case, famiglie e posti di lavoro, testimoniando e stimolando riflessioni su come ogni giorno tutti possiamo e dobbiamo partecipare al cambiamento della nostra società. Sempre più convinto che da soli si può correre sicuramente più veloci ma è solo insieme che si può percorrere decisamente più strada.”


(articolo pubblicato sul Giornale del Lazio Direttore Bruno Iorillo; foto Alessandro D’Alessandro; Paola Carnevali)



















5 maggio 2025

UNA POESIA PER LE VITTIME DI PEDOFILIA- Elisa Bonacini



E tutti i colori delle favole divennero opachi e lordi.

Sorrisi ad inganno

Mani avide 

a rubare la tua anima indifesa.

Maledetto 

chi ha violato la tua innocenza.

Sprofondi all’inferno.

Là non ti troverà più, 

angelo mio.

Elisa Bonacini

(dalla  raccolta "realtà, finzione e fantasia" dedicata a una piccola vittima di pedofilia)




4 maggio 2025

25 APRILE FESTA DELLA LIBERAZIONE ricordiamo la resistenza degli IMI nei lager nazisti


 in una lettera di un ex IMI la toccante testimonianza dei giorni di prigionia


di Elisa Bonacini

el.bonacini@gmail.com

È stata celebrata lo scorso 25 aprile la Festa della Liberazione dal nazifascismo. Divenuta festa nazionale dal 1946, questa giornata ci invita a riflettere sul valore della Resistenza e sul sacrificio di tutti coloro, uomini e donne, che lottarono per un' Italia libera e democratica. Meno conosciuta ma non meno eroica, solo recentemente rivalutata, la resistenza degli nostri militari italiani internati nei lager nazisti dopo l’armistizio dell’Italia, durante la seconda guerra mondiale.

Firmato a Cassibile il 3 settembre 1943 dai generali Giuseppe Castellano e Walter Bedell Smith e reso pubblico dal generale Badoglio alle ore 20 dell'8 settembre 1943 l’armistizio sancì la fine dell'alleanza dell'Italia con la Germania nazista. I soldati italiani sui vari fronti si trovarono di fronte ad una scelta drammatica. Oltre 650.000 militari rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale Italiana o alle formazioni della Germania e pertanto vennero catturati dai tedeschi e deportati nei campi di concentramento del Terzo Reich. Una scelta coraggiosa, una resistenza senza armi pagata duramente sulla propria pelle da oltre 650mila soldati italiani, i cosiddetti IMI, acronimo di Internati Militari Italiani. Obbligati a lavorare fino a 12 ore al giorno in un regime alimentare scarsissimo, esposti al rischio dei frequenti bombardamenti, furono circa 60.000 gli IMI che non sopravvissero e migliaia di loro morirono al rientro in Italia dopo la liberazione causa la debilitazione organica e gravi malattie contratte in prigionia, tra cui la tubercolosi.

La Repubblica italiana con legge n. 296/2006, ha concesso agli IMI la medaglia d’onore, onorificenza conferita con Decreto del Presidente della Repubblica agli ex deportati militari e civili a titolo di risarcimento morale per la fedeltà alla Patria. La richiesta dell’onorificenza può essere effettuata dagli eredi, visto ormai l’esiguo numero di Imi viventi.

Recentemente, a gennaio 2025, è stata istituita una giornata in loro memoria. La data scelta è il 20 settembre di ogni anno in ricordo del 20 settembre 1943, giorno in cui Hitler modificò la condizione dei soldati italiani catturati sui vari fronti da prigionieri di guerra a internati militari. Fu un abile stratagemma del Führer per sottrarre i prigionieri italiani alle tutele della Convenzione di Ginevra e della Croce Rossa Internazionale.

L’associazione apriliana “Un ricordo per la pace”, ricordiamo, da oltre 13 anni assiste gratuitamente gli aventi diritto nelle richieste della medaglia d’onore. Tra le pratiche curate dall’associazione anche quelle per il conferimento dell’onorificenza ai papà IMI del rocker Vasco Rossi e dell’attore Roberto Farnesi, rispettivamente Giovanni Carlo Rossi e Pilade Farnesi. 

Aprilia orgogliosamente si distingue nel territorio pontino per l'elevato numero di medaglie d'onore conferite a suoi cittadini. Tra gli insigniti di questa onorificenza ricordiamo in ordine cronologico di consegna: Ernesto Bonacini, Alfio Fiorini, Aldo Boccabella, Gino Forconi, Amedeo Luciani, Giuseppe Raggi, Alfredo Federici, Giuseppe Romani, Domenico Fusco, Sante Tantari, Guido Vitali, Aldemiro Casoni, Giovanni Iencinella, Arturo Di Muccio, Tersilio Carnevali, Duino Colantoni e Silvio Pieralisi.

Mantenere la memoria del sacrificio degli IMI è un dovere. La loro storia, fatta di dignità, coraggio e fedeltà alla Patria, rappresenta un importante insegnamento per apprezzare ulteriormente i valori di libertà e democrazia. Voglio ricordare anche che diversi anni fa è stata formalizzata senza alcun esito al Comune di Aprilia la richiesta di intitolare una via/piazza/parco alla loro memoria. La proposta dell’Associazione “Un ricordo per la pace” e dell’Associazione Arma Aeronautica di Aprilia è stata condivisa nel tempo con altre associazioni. Un’iniziativa che se realizzata dalla futura amministrazione onorerebbe ulteriormente il sacrificio degli IMI e assicurerebbe che non vengano dimenticati dalle nuove generazioni.

Ed ora voglio dare voce a chi ha vissuto in prima persona quei giorni terribili proponendo alcuni stralci della lettera/ testimonianza che mio padre Ernesto Bonacini, deportato a Zeithain, scrisse ed inviò nell’immediato dopoguerra all' ANEI , l’allora neonata associazione degli ex internati militari. É un documento ritrovato alla sua morte tra la documentazione riservatissima conservata nei suoi “cassetti della memoria”: lettere, fotografie e il suo “diario di guerra e prigionia”. Ho violato i suoi segreti, ma, credo, a fin di bene.

“(…) Era ancora possibile per chi avesse voluto, optare. Un giorno, siamo ai primi di febbraio 1944,  passai per una baracca di ammalati gravi di tisi, uomini che avevano contati i giorni di vita.

Mi avvicinai ad un compagno intento ad osservare delle fotografie. Era, come mi disse, della mia classe, 1923. Con occhi che non avevano più luce guardando una piccola foto rispondeva a quanto io gli domandavo. Pure immaginando la risposta volli chiedere chi fosse quella donna. (Per esperienza sapevo quanto valore abbia la parola di un amico in simili circostanze). “Mia madre è” mi rispose. In un attimo dinanzi a me vidi una donna sulla soglia di una casa nella disperata attesa di chi non può ritornare. “Opta!”gli dissi, con la speranza di ridare un figlio a una madre. Abbassai lo sguardo per non incontrare il suo. “No!” mi rispose, con una voce che non era quello di uno che stava per morire. Dopo 11 giorni quel ragazzo fu portato alla pineta. E non fu il solo. (…) Nel Vorlager, luogo adibito per la disinfezione e bagno che avveniva circa una volta al mese si sono radunati medici italiani e tedeschi per l'autopsia ad uno dei nostri tanti morti deceduti senza la possibilità di avere un accertamento. La discussione è animata. Il colonnello italiano non è concorde con il giudizio dei dottori tedeschi. Non dimenticherò mai il viso trasfigurato di quel medico che affermava: “è morto di fame!”. Così mi disse allora l’amico Vittorio che aveva assistito all'esame.(…).

E la toccante chiosa della lettera: “Salutiamo fieri e commossi i compagni che in terra di Germania tra le più atroci barbarie, tra i più estenuanti dei lavori, tra le più colossali delle sofferenze hanno lasciato la vita. La loro forza di sopportazione ci è stata di esempio nel superare le avversità di ogni momento; la loro altezza morale ci è stata di incitamento a resistere fino in fondo mentre l’esistenza quotidiana diventava sempre più gravosa.

Al dolore delle famiglie di Questi noi partecipiamo perché noi abbiamo vissuto con Essi che ci furono fratelli in tanta cattività. I compagni dei lager di Germania che con noi non hanno fatto ritorno ci saranno di incitamento nelle opere di ricostruzione che la Patria, libera da ogni vincolo straniero, attende.” Ernesto Bonacini Stalag IV B 256699 

alcuni degli IMI di Aprilia







6 aprile 2025

81 ANNI FA L’ECCIDIO DELLE FOSSE ARDEATINE il dovere della memoria



di Elisa Bonacini

el.bonacini@gmail.com



Tra i crimini di guerra più efferati è l’eccidio delle Fosse Ardeatine in cui il 24 marzo 1944, durante l’occupazione nazista di Roma, vennero trucidate 335 persone tramite fucilazione. 

Molte le iniziative di memoria lunedì 24 marzo scorso sul territorio nazionale. A Roma il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella insieme al Sindaco di Roma Roberto Gualtieri ed alle più alte cariche dello Stato ha partecipato alla cerimonia commemorativa presso il Mausoleo ardeatino. Alla cerimonia che ha visto la deposizione di una corona d'alloro sulla lapide in memoria dei Caduti presente l’Associazione Nazionale Famiglie Italiane Martiri (ANFIM), costituitasi nel dopoguerra. Il presidente Albertelli e il Segretario generale Trasciani hanno dato luogo alla straziante lettura dei nomi dei 335 martiri. La commemorazione è proseguita con la preghiera cattolica recitata dal cappellano militare Monsignor Sergio Siddi e la preghiera ebraica officiata dal Rav. Riccardo Di Segni Rabbino Capo della Comunità ebraica di Roma.

L’eccidio nazi-fascista fu la feroce rappresaglia in risposta all’attentato di via Rasella messo in atto il giorno precedente (23 marzo 1944) da alcuni componenti dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica). 

L’attentato aveva portato alla morte complessivamente 33 SS appartenenti al III battaglione Reggimento “Bozen” nonchè alcuni civili italiani.

Mandante del massacro l'ufficiale Herbert Kappler che ordinò il rastrellamento dei residenti nella via indipendentemente dal possibile coinvolgimento nell'attentato. Alla compilazione della lista delle persone da uccidere, in numero di dieci per ogni tedesco morto, collaborarono anche autorità italiane tra cui il questore di Roma Caruso e Pietro Koch, capo della squadra speciale della polizia fascista di Roma; circa 55 i nominativi forniti dalla Questura romana.

La lista avrebbe dovuto comprendere solamente prigionieri condannati o condannabili a morte o all’ergastolo detenuti a via Tasso e a Regina Coeli, antifascisti e membri della Resistenza. Non essendo tuttavia il numero sufficiente vennero inclusi 75 ebrei in attesa di essere deportati: la maggior strage di ebrei compiuta sul territorio italiano. Altre persone vennero rastrellate casualmente. La lista venne completata includendo detenuti per reati comuni e/o in attesa di giudizio e prelevando a Regina Coeli dieci detenuti in procinto di essere rilasciati. Le vittime, tutti maschi, di età compresa tra i 15 e i 74 anni; escluse le donne dalla rappresaglia. 


A programmare e dirigere le esecuzioni della durata di “non più di un minuto per uomo” i capitani Schütz e Priebke. Furono 74 i soldati tedeschi coinvolti. Per un tragico errore di conteggio vennero inserite nel gruppo 5 persone in più del numero richiesto dai tedeschi, trattenute per timore potessero testimoniare quanto avevano assistito. Tra le vittime della fucilazione 12 Carabinieri facenti parte del Fronte Clandestino di Resistenza dei Carabinieri, catturati dalla Gestapo e imprigionati i più nel carcere delle SS di via Tasso.

A termine delle esecuzioni le cave vennero fatte esplodere in modo da occultare l’eccidio, ma le esplosioni vennero avvertite da alcuni religiosi salesiani che poche ore dopo entrarono nelle cave, trovandosi lo spettacolo raccapricciante dei corpi delle vittime accatastatati per oltre un metro e mezzo. Soltanto il giorno seguente 25 marzo la notizia dell’esecuzione venne resa nota attraverso le pagine dei quotidiani con un freddo comunicato dalla terribile conclusione : “(…) per ogni tedesco assassinato, dieci criminali comunisti-badogliani saranno fucilati. Quest’ordine è già stato eseguito”.

I COLPEVOLI. Alcuni degli italiani che avevano collaborato con i nazisti nell’organizzazione del massacro vennero processati ed uccisi poco dopo la Liberazione; altri responsabili rimasero impuniti. Il comandante delle SS Herbert Kappler fu processato nel dopoguerra: un tribunale italiano lo condannò all’ergastolo per le vittime giustiziate in più, non comprese nel piano della rappresaglia. Dopo 30 anni di carcere nell’agosto del 1977 riuscì ad evadere dal Celio a Roma e raggiunse la Germania dove morì nel 1978. 

Il capitano delle SS Erich Priebke fuggito in Argentina nel dopoguerra fu ritrovato nel 1994. Estradato e processato in Italia, fu condannato all’ergastolo. A causa dell’età avanzata scontò la pena agli arresti domiciliari morendo a Roma nel 2013, all’età di 101 anni.

Tra i responsabili della rappresaglia il generale tedesco Albert Kesselring, a capo delle truppe tedesche in Italia dal 1942 al 1945. Kesserling aveva guidato la difesa nazista contro l’offensiva degli Alleati dopo lo sbarco di Anzio. Cercò di scaricare la colpa sull’ ordine ricevuto da Hitler nel quale si pretendeva la morte di 10 civili per ogni militare tedesco ucciso.

Nel febbraio 1947 venne processato a Mestre da un tribunale militare britannico. Accusato di crimini di guerra tra cui appunto il “coinvolgimento nell’uccisione, per rappresaglia, di circa 335 cittadini italiani” venne condannato a morte mediante fucilazione, ma nel giugno dello stesso anno la condanna fu commutata nel carcere a vita. Nel 1948 la pena fu ridotta a 21 anni di carcere e nel 1952 annullata; scarcerato fece ritorno in Germania dove morì nel 1960.

IL DOVERE DELLA MEMORIA

Dal dopoguerra in ricordo dei 335 martiri, oltre alle cerimonie commemorative nella ricorrenza della data dell’eccidio, sono state apposte targhe, intitolate vie, parchi, scuole, caserme. Alcune tra le vittime per la fedeltà alla Patria e le eroiche azioni di resistenza contro le truppe d’occupazione sono state insignite di medaglie al valor militare o civile. Numerose tra loro anche le persone comuni, le cui vite falciate così precocemente sono rimaste “senza storia”.

Gli storici Mario Avagliano e Marco Palmieri, attraverso una minuzioso lavoro di ricerca ne hanno ricostruito recentemente le biografie in una pubblicazione: un lodevole tentativo di rendere memoria a tutte le 335 vittime innocenti di una delle più efferate stragi della storia.



( fonti : https://www.quirinale.it/ ; ANFIM https://www.anfim.org/ ;carabinieri nella guerra di liberazione http://www.carabinieri.it ; https://www.mausoleofosseardeatine.it/


20 ottobre 2023

ROMA: MUSEO “VITE DI IMI” di ANRP



la Memoria degli Internati Militari Italiani vive grazie all’impegno dell' Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione



di Elisa Bonacini


Il Museo “Vite di IMI. Percorsi dal fronte di guerra ai lager tedeschi 1943-1945” ideato e realizzato da ANRP (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari) si trova a Roma presso la sede dell’associazione in via Labicana 15/A , non molto distante dal Colosseo.

Il progetto a memoria degli IMI ha radici lontane. Dopo un lungo periodo di silenzio la tematica  divenne oggetto di interesse nel 2008 da parte dei governi di Italia e Germania che nominarono una specifica Commissione di storici con lo scopo di “occuparsi del passato di guerra italo-tedesco e in particolare degli Internati Militari Italiani”. Nel rapporto conclusivo pubblicato nel 2012 si sottolineava, tra l’altro, la necessità di istituire a Berlino e Roma un Luogo della Memoria per gli IMI promuovendo un gemellaggio fra i due centri in uno spirito di riconciliazione per un futuro di pace e sempre maggiore coesione europea.

L’innovativo percorso multimediale del Museo, già mostra permanente, è stato inaugurato l’8 maggio 2018. Realizzato con il sostegno dei Ministeri degli Affari Esteri italiano e tedesco tramite il “Fondo italo-tedesco per il futuro” ha quale finalità primaria il trasferimento della memoria alle  giovani generazioni della drammatica vicenda dei 650 mila Internati Militari Italiani nei lager nazisti (IMI) che dopo l’8 settembre 1943 opposero un netto “NO!” alle richieste di collaborazione con la Wehrmacht e la Repubblica di Salò.

La fedeltà alla Patria, una resistenza senza armi che costò ai militari italiani la prigionia nei campi di concentramento nazisti sparsi in tutta Europa ed il lavoro coatto per l’economia bellica della Germania. Trattati dai tedeschi quali traditori subirono infinite vessazioni e maltrattamenti psicologici e fisici;  sottoposti ad una scarsissima alimentazione con un conseguente indebolimento organico che li predispose a contrarre gravissime malattie tra cui la tubercolosi.

Si stimano oltre 50.000 gli IMI che non fecero ritorno in Italia, seppelliti per lo più negli spazi adiacenti ai campi; inquantificabile il numero dei militari che morirono dopo la liberazione e il rientro a casa o nei mesi/ anni successivi.

Il percorso espositivo di “Vite di IMI” è un itinerario storico-didattico che si sviluppa in sei sale, mettendo a disposizione del pubblico, con accorgimenti multimediali d’avanguardia, l’intenso lavoro di raccolta dell’associazione con materiali di notevole interesse; percorsi specifici sono dedicati alle scuole. L’esperienza dell’internamento viene descritta in tutte le sue fasi: l’arresto, la deportazione, la vita nei campi, la liberazione, il rimpatrio e i suoi aspetti: il trattamento, il lavoro coatto, il tempo libero, la produzione artistica.

Di notevole impatto emotivo la riproduzione del portellone di un treno, a simboleggiare il viaggio  degli IMI verso i campi  e la mappa dei fronti di cattura. Una mappa interattiva  consente poi  la ricerca e le visualizzazione dei campi di internamento nazisti; sono presenti totem di approfondimento touch-screen e numerosi video che sono proiettati nelle varie sale; nell’ultima sala gli “oggetti parlanti” che, grazie a un sensore, avviano un filmato che ne racconta la storia.

Un’associazione ANRP che nel tempo, oltre al museo, si è fatta promotrice ed organizzatrice di innumerevoli interessanti iniziative, convegni e mostre tematiche che ne fanno un punto di riferimento importante per ricercatori e studiosi della tematica IMI nonché  per gli appassionati di storia della seconda guerra mondiale di ogni età.

Presidente Nazionale di ANRP è il Prof. Nicola Mattoscio; Vice Presidente il Prof. Luciano Zani. Consiglieri: Generale Potito Genova; Prof.ssa Anna Maria Isastiaela; Prof.ssa Rosina Zucco, Direttore del Museo “Vite di IMI”. Presidenti onorari: Michele Montagano ed il Dott. Enzo Orlanducci, Presidente emerito di ANRP.

Dal maggio 2016 il cortile del museo si è arricchito di opere d'arte di artisti italiani divenendo “Cortile della memoria”.  Grazie ad un concorso internazionale alle opere  presenti si sono unite quest’anno le creazioni di tre artisti tedeschi: Janine v Thüngen Reichenbach, Lukas Liese e di Anica Huck. Nella commissione esaminatrice l’artista pittore e scultore Gianluca Murasecchi, docente all’Accademia di Belle Arti di Roma, primo  artista donatore nel progetto Cortile della Memoria. L’8 maggio 2023 è avvenuta l’inaugurazione delle nuove opere alla presenza dell'Ambasciatore della Repubblica Federale di Germania, Viktor Elbling.

Il progetto è stato realizzato con il sostegno della Regione Lazio per Biblioteche, Musei e Archivi; curatrice del Cortile della Memoria la Prof.ssa Cinzia Pierantonelli.

Tra le ultime iniziative di ANRP, visitabile fino al 13 ottobre scorso, la mostra “6865 – L’IMI Giovannino Guareschi” a cura di Marco Ferrazzoli, biografo di Guareschi. Nell’ottantesimo dell’armistizio  si è voluto commemorare gli Internati Militari italiani attraverso colui che ne è stato  tra i più celebri testimoni. Lo scrittore Guareschi  noto come autore  del “Mondo piccolo”, ideatore di personaggi  quali Don Camillo e Peppone  protagonisti di libri e film che continuano a perpetuare successo e simpatia in tutto il mondo. Meno noto che Giovannino fu tra i militari italiani che dopo l’8 settembre 1943 rifiutarono la collaborazione con i tedeschi e la Repubblica Sociale, subendo quasi due anni di durissima prigionia. Un’esperienza sintetizzata nel suo motto “Non muoio neanche se mi ammazzano!” che  lo segnerà profondamente influenzando la sua produzione letteraria. 

Iniziativa in corso di ANRP la mostra  storico fotografica “Architettura bellica e deportazione. I bunker di Vienna”  a cura di  Flavia Foradini e Edoardo Conte che verrà inaugurata martedì 17 ottobre presso il Museo di via Labicana e sarà visitabile fino al 30 novembre. 

“Alla costruzione delle enormi torri volute dal nazismo in varie città del Reich parteciparono  lavoratori coatti italiani, militari e civili.” spiega il Vicepresidente di ANRP Prof. Luciano Zani,  tra  i relatori del convegno tematico. Molte sono andate distrutte, ma sono ancora in essere quelle di Vienna, cui è dedicata la mostra.


 (su Museo Vite IMI https://www.museovitediimi.it/  : per informazioni: 06.7092125 info@anrp.it.)






5 ottobre 2023

DAL DIARIO DI GUERRA E PRIGIONIA DI ERNESTO BONACINI 80 anni fa : Schiavi di Hitler




dal diario versione integrale


"Eleusina 5/10/43-

Sveglia all'alba, adunata, quindi un giro per il campo a raccogliere schegge. Assistiamo al rifornimento di un apparecchio per poi incamminarci verso l’angar e ritirare il rancio. Ci troviamo nelle immediate vicinanze della nostra casa quando la contraerea dà il segnale d'allarme. È un corri corri, un fuggi fuggi verso i rifugi. Innanzi a tutti è il tedesco dell'organizzazione Tod che scappa a gambe levate. Non credo sia necessaria tanta fretta anche perché i colpi del …... (non è chiara questa frase: forse ha subito delle percosse) non hanno avuto su di me alcun effetto (Ernesto ha scritto e poi cancellato:  sono perfettamente calmo), quando però sento la contraerea che inizia un fuoco indiavolato mi ...corse verso il rifugio.

Il rifugio per la nostra compagnia è il numero sei. A mezza via incontro Favaldi che mi indica gli splendenti apparecchi, sono ormai sopra di noi. Non raggiungiamo il rifugio, ma un ripostiglio che doveva essere adibito, quando in quel luogo esisteva una postazione, a rifugio di munizioni. È un minuscolo rifugio ove ci si sta appena rannicchiati. Incontro Laugion e un cane (di razza......) anziano. Non sono passati che  pochi secondi che lo strano fischiettio di una bomba ci scuote ci scuote sino a toglierci ogni senso. Mi rendo conto di quanto sta succedendo dal susseguirsi degli scoppi che terrificanti giungono al nostro orecchio. Bombe ci cadono vicinissime, la terra trema mentre ancora ci troviamo nella più nera oscurità.

È ritornata la calma, il nostro rifugio è stato quasi seppellito, è rimasta solo una piccola finestrella ove a stento riesco a passare per vedere se effettivamente tutto è finito.

Come sto per uscire noto all'estremità del campo un apparecchio tedesco in fiamme e vicinissimo al nostro rifugio l'enorme buca della bomba esplosa. Mi ritiro terrificato e mi faccio il segno della croce mentre distinto si sente il rombo di motori.

Ho la sensazione di vedere mia madre.

Pochi attimi e altri scoppi, altra tempesta di fuoco che si abbatte su di noi.

Altri attimi di completa amnesia.

Come ritorna di nuovo la calma il carabiniere con un filo di voce ci dice: "ho fatto la guerra mondiale, ho fatto il fronte albanese, sono stato silurato in alto mare, ma vi assicuro figlioli che come questa non l'avevo mai provata."

Poco dopo un ufficiale tedesco, che prima notavamo solamente i calzoni (probabilmente lo intravedevano attraverso la finestrella del piccolo rifugio), si inginocchia ed entra con la testa nel rifugio, ci guarda meravigliato; i suoi occhi ci rispecchiano un suo dubbio: come sono ancora in vita?


Fertia (probabilmente fortuna ndr.), gli dico con la voce in gola.

"Ja" mi risponde sorridendo. Usciamo coperti completamente di terra.

 Il sudore ha permesso alla polvere di formare uno strato nerognolo sulle braccia e sui nostri visi  trasfigurati.

Sullo zaino in Angar noto una grossa scheggia mentre molti compagni lamentano le gavette fuori uso.

Le altre tavole di lamiera presentano innumerevoli fori. L'adunata mi sorprende intento a ritirare un poco di acqua mista a verdura fresca. Il tedesco che ci comanda fa sospendere la distribuzione e armati di pala e picco ci dirigiamo verso la pista di lancio meravigliosamente colpita.

È da poco passato mezzogiorno, si lavorerà fino alle 22. 

 Alle 20 sospendiamo il lavoro scioperando. Le nostre ragioni non valgono.

 Da ieri sera non mangiamo e il lavoro ci ha portato una debolezza indescrivibile.

Ci troviamo quindi con gli utensili a terra. Brevi attimi di riposo perché  in questa gente l'umanità  manca. Una squadra di avieri, armata di staier ci invita al lavoro con modo tutt'altro che umano (ndr. corretto  da Ernesto con ragionevole).

Solo quando la pista è  in ordine ci viene riportato di raggiungere l'alloggiamento. 

Mentre viene distribuito il pane con un invisibile pezzetto di burro, una bomba inesplosa è saltata producendo l'immancabile panico del fuggifuggi.

 Il burro calciato e pestato è l'unico inconveniente della serata di una giornata veramente vissuta. Meravigliosamente nessun italiano è caduto. Molti invece presentano graffiature.


Ernesto Bonacini e i suoi compagni Missolungi 1943


1 ottobre 2023

MEDAGLIA D’ONORE IN ARRIVO PER IL PADRE DI IVA ZANICCHI INTERNATO MILITARE NEI LAGER NAZISTI



di Elisa Bonacini


Medaglia d'onore per il papà della cantante Iva Zanicchi. Nuova iniziativa dell’Associazione “Un ricordo per la pace” nell’ambito del progetto “MEMORIA AGLI IMI”  acronimo di “Internati Militari Italiani” i soldati che dopo l’armistizio dell’Italia l’8 settembre 1943 non aderirono alla R.S.I. o alle formazioni delle SS e pertanto furono catturati e detenuti dai tedeschi nei lager nazisti, costretti a lavorare per l’economia di guerra della Germania.

Per gli IMI lo Stato Italiano da alcuni anni ha previsto su richiesta degli eredi (rarissimi ovviamente gli IMI ancora viventi) il conferimento della Medaglia d'Onore. L’onorificenza è concessa tramite decreto del Presidente della Repubblica a titolo di risarcimento morale per la fedeltà alla Patria.

Si stimano circa 60.000 gli IMI che non fecero ritorno, morti a causa delle privazioni alimentari e del duro lavoro per la Germania nazista, ma il numero è inquantificabile per coloro che morirono al rientro in Italia causa le malattie contratte in prigionia, in primis la tubercolosi. Impossibile poi quantificare chi subì nel quotidiano le conseguenze fisiche e psicologiche dei maltrattamenti subiti nei campi di concentramento. 

Tra gli Internati Militari Italiani 1943-1945 anche il papà di Iva Zanicchi: Zefiro Zanicchi, nato a Ligonchio (RE) il 10/5/1911.

 La cantante nel corso della lunga carriera più volte ha reso nota la prigionia del padre in Germania: negli ultimi anni a “Oggi un altro Giorno” la trasmissione pomeridiana su Rai 1 e ancora durante la partecipazione televisiva a “Ballando con le stelle” edizione 2022 che l’ha vista per la prima volta cimentarsi con successo nel ruolo di ballerina in coppia con il ballerino professionista Samuel Peron. 

La Zanicchi, nata a Ligonchio il 18 gennaio 1940, ha raccontato di aver conosciuto il padre solo all’età di quasi 5 anni, quando rientrò dal campo di concentramento. Smagrito ed irriconoscibile come tutti i reduci dalla prigionia: “un uomo dell’altezza di un metro e 80 arrivato ad un peso di circa 38 chili” ; ai suoi occhi “brutto, con gli occhi infossati”. Per suscitare simpatia nella bambina le aveva portato un po’ di zucchero, cosa preziosa a quei tempi. “Da quel momento - aveva spiegato Iva - è diventato il mio babbo.”

Un rapporto con il padre che recuperò presto, imparando a conoscerlo meglio ed accettandone il carattere “molto schivo, chiuso”. “Un uomo -ha spiegato- che non riusciva a dimostrare i suoi sentimenti. Mai un bacio, se non l’ultimo giorno, quando per la prima volta mi chiese di dargli un bacio sulla fronte”.

Una storia che non poteva sfuggire alla nostra associazione “Un ricordo per la pace” che da molti anni si adopera gratuitamente nello svolgimento delle pratiche per la richiesta dell’ onorificenza riservata agli ex IMI. Nell’ambito del progetto “Memoria agli Imi” sono centinaia in tutta Italia gli IMI che hanno ottenuto il conferimento dell’onorificenza grazie al contatto delle famiglie con la nostra associazione. Oltre all’iter relativo alle onorificenze per persone comuni l’associazione “Un ricordo per la pace” ha seguito le pratiche per il conferimento della Medaglia d'Onore ad ex IMI familiari di noti personaggi dello spettacolo tra cui il papà del rocker Vasco Rossi e dell’attore Roberto Farnesi. 

Da qui il desiderio di comunicare alla cantante la possibilità di richiedere la medaglia che certamente spetta al padre.

Questa volta il contatto con l’artista è stato facilitato, non più attraverso comunicati stampa, ma tramite un contatto telefonico a fine febbraio 2023, subito dopo il Festival di Sanremo. Ciò grazie ad una conoscenza comune, una famosa giornalista  che gentilmente ha preceduto la telefonata chiamando la cantante e spiegandole in sintesi l’iniziativa.

Durante la lunga conversazione che ho tenuto personalmente con la cantante, la Sig.ra Iva si è mostrata molto cordiale e felice di apprendere questa possibilità di rendere onore alla memoria del padre, cui era legata da un rapporto davvero speciale.

La signora Zanicchi ha affermato di custodire ancora alcune documentazioni sul periodo di guerra del padre nella vecchia casa paterna a Ligonchio ed ha raccontato alcuni aneddoti, confermando i maltrattamenti che subì  in Germania, prigioniero  Zefiro in un lager nel pressi di Dresda. Tra i tristi ricordi della prigionia, indelebile quello di essere stato picchiato selvaggiamente e rinchiuso in uno stanzino per una notte intera in attesa della fucilazione, colpevole di essersi appropriato di notte di alcune piccole patate nascoste nel terreno ove era solito lavorare. Per fortuna la fucilazione non avvenne e Zefiro venne liberato.

Un racconto commovente quello di Iva Zanicchi con alcuni aspetti del padre in comune con mio papà Ernesto, anch'egli prigioniero in Germania durante la seconda guerra mondiale. L’essere schivo a mostrare i sentimenti, ad esempio, pur avendo nel profondo un affetto immenso verso i figli; l’essere umili e semplici, attaccati ai veri valori della vita senza fronzoli di inutile esteriorità.

 Uomini di una volta, di quella generazione tutta di un pezzo, che così forse non ce ne sono più.

La richiesta della medaglia d'onore per Zefiro Zanicchi  a firma  della Sig.Zanicchi ed inviata dalla figlia Michela, nipote di Zeffiro  ha già raggiunto gli uffici competenti della Presidenza del Consiglio per essere valutata dalla Commissione riconoscimenti ex IMI.

Se l’esito dell'istanza sarà positivo si passerà quindi alla coniatura della medaglia e successivamente alla sua consegna alla famiglia Zanicchi, La cerimonia potrebbe avvenire intorno alla data del 27 gennaio 2024 Giornata della Memoria o nella data del 2 giugno Festa della Repubblica presso la Prefettura relativa alla località di residenza della cantante.

 Altra missione dell'associazione "Un ricordo per la pace" per rendere onore agli  IMI  sta andando a buon fine.

 L'associazione curatrice dell’ omonima esposizione sul tema “Aprilia in guerra: la Battaglia di Aprilia” patrocinata dalla Città di Aprilia ed inaugurata nel 2013 in sede provvisoria presso il Liceo “A.Meucci” di Aprilia. La prestigiosa mostra ospita la collezione di militaria di Ostilio Bonacini, scomparso nel 1999, ed alcune donazioni di cittadini apriliani. Sono oltre 300 i reperti esposti tra uniformi e strumentazioni della seconda guerra mondiale. 

Dietro le grandi teche spicca la divisa di un soldato italiano con il suo pastrano dall’inconfondibile colore grigioverde.

 Il sogno dell 'associazione è quello di un “Museo per la Pace” nel centro di Aprilia con una sezione dedicata alla seconda guerra mondiale ed in particolare riservata ai nostri soldati che tanto hanno sofferto nei campi di concentramento in Germania. 

Ad oggi sono oltre 20 gli ex IMI di Aprilia insigniti di Medaglia d’Onore, la loro storia non deve essere dimenticata. 

(foto Iva Zanicchi https://www.facebook.com/ivazanicchiofficial ; foto Bersagliere Zefiro Zanicchi da schermata tv “Oggi è un altro giorno”)



(foto Iva Zanicchi https://www.facebook.com/ivazanicchiofficial ; foto Bersagliere Zefiro Zanicchi da schermata tv “Oggi è un altro giorno”)






IL CAMPANILE DI APRILIA SI VESTE DEL TRICOLORE D’ITALIA




di Elisa Bonacini


Il campanile di Aprilia rivestito dal tricolore d’Italia.

La suggestiva iniziativa ideata dall’Amministrazione comunale di Aprilia nell'ambito dei festeggiamenti del Santo Patrono San Michele Arcangelo è stata realizzata nella mattinata di sabato 30 settembre dalla squadra dell’Associazione Sportiva Sociale Paracadutisti Italia che ha sede a Genzano. 

Una piazza Roma gremita di persone con lo sguardo rivolto al campanile della Chiesa di San Michele Arcangelo per ammirare con trepidazione l’apriliano Maurizio Romagnoli e Donato D’Agostino calarsi dalla sommità del campanile per la discesa ed il fissaggio del tricolore sulla torre campanaria. Un modo originale per rendere omaggio al Santo Patrono di Aprilia San Michele Arcangelo venerato come Patrono della Polizia di Stato, dei paracadutisti, dei farmacisti, commercianti, fabbricanti di bilance, giudici, maestri di scherma, radiologi ed altre categorie di lavoratori. 

L’imponente statua bronzea del Santo in piazza Roma, opera dell’artista e scultore Venanzo Crocetti, fu praticamente l’unica cosa ad Aprilia centro a non essere stata distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, ma ancora vi sono ben visibili i fori causati dalle schegge delle bombe.

L’impresa di discesa del tricolore ha visto nei giorni che l’hanno preceduta un attento sopralluogo dell’associazione per la certificazione degli ambienti affinché tutto si svolgesse nella massima sicurezza. La squadra operativa, oltre ai citati M. Romagnoli e D. D’Agostino, era composta da Ivan Del Mastro (Resp. Tecnico), Maurizio Fusco, Marcello Cofani, Otello Pancotti, Giancarlo Flamini e Marco Bernardi presidente di A.S.So.Par. Italia che ha espresso soddisfazione per l’ottima riuscita dell’iniziativa.



All'impresa hanno assistito il Sindaco di Aprilia Lanfranco Principi, il Vicesindaco Vittorio Marchitti, l’Assessore alle Attività Produttive e Agricoltura Carola Latini ed altri rappresentanti dell’Amministrazione Comunale di Aprilia. Presente una rappresentanza dei Paracadutisti ANP di Aprilia.



(foto discesa tricolore e foto di gruppo A.S.So.Par. Italia)

 


19 settembre 2023

HAPPY BIRTHDAY, ROGER WATERS! ha compiuto 80 anni l'ex Pink Floyd, il padre morto in guerra ad Aprilia



di Elisa Bonacini

Nato il 6 settembre 1943 a Great Bookham nella contea di Surrey, nelle vicinanze di Londra. secondo figlio di Mary Whyte ed Eric Fletcher Waters ha varcato il traguardo degli 80 anni Roger Waters, ex Pink Floyd, mito del rock, bassista, cantante, compositore e leader cofondatore di uno dei gruppi musicali britannici più amati di ogni tempo.

La band si forma nel 1965 con Waters al basso, Syd Barrett (voce e chitarra), Richard Wright (tastiere) e Nick Mason (batteria). All’uscita di Syd Barret nel gruppo subentrerà David Gilmour. 

Saranno oltre 250 milioni i dischi venduti in tutto il mondo, brani intramontabili che di generazione in generazione trasmettono emozioni incommensurabili. 

Nel 1985 dopo l'abbandono della band per divergenze artistiche ha inizio per Waters la fortunata carriera da solista. Un artista dallo spirito “forever young” con l’instancabile voglia di esibirsi e stupire. Il prossimo 6 ottobre a 50 anni dalla versione originale uscirà il nuovo album “The dark side of the moon redux”. Le recenti anteprime dei brani “Time” e “Money” mostrano una versione più pacata rispetto alla registrazioni d’epoca, ma molto gradevoli all’ascolto: la voce matura del cantante a creare un atmosfera più “intimista”.

Roger Waters: animo ribelle e anticonformista, vita sentimentale movimentata con 5 mogli, ultima la sua autista Kamilah Chavis sposata nel 2021.

Una vita di musica, ma anche di impegno politico nonchè di aspre battaglie legali contro gli ex Pink Floyd. Waters si definisce un pacifista, ateo, convinto socialista ed elettore del Partito Laburista. I suoi testi spesso a condanna del materialismo occidentale. Noto anche per sostenere i diritti dei palestinesi ha dichiarato in numerose occasioni di non essere “antisemita”, ma “antisionista”.La volontà di esprimere sempre la propria opinione, di far sentire la propria voce incurante delle critiche anche nei recenti tragici avvenimenti mondiali come la guerra in Ucraina.

Una sua frase famosa lo rappresenta a pieno: “Voglio essere in trincea della vita. Non al quartier generale, non seduto da qualche parte a guardare il mondo che cambia, il mondo voglio cambiarlo io. E mio padre forse approverebbe”. Ed è evidente quanto nella carriera artistica e nel pensiero di Waters abbia influito la morte del padre in guerra ad Aprilia, il corpo disperso come molti altri nelle operazioni belliche post Sbarco alleato sul litorale di Anzio e Nettuno. Il trauma di un padre mai vissuto cui ha dedicato molti brani della produzione Pink Floyd. Ne ricordiamo uno in particolare; “When the tigers broke free” ove immagina la morte del padre “poco prima dell’alba un miserabile giorno di quel nero ‘44 ”.

Quel padre di tendenze pacifiste ed obiettore di coscienza che negli anni della guerra è autista di ambulanze a Londra. Ma con l’incalzare della guerra decide di dover dare il proprio contributo contro il nazismo e si arruola nell’esercito britannico. Una foto lo immortala in divisa con i due piccoli figli e la dolcissima moglie Mary che ha in braccio Roger di pochi mesi.


Avrà solo cinque mesi Roger quando il padre, il Sottotenente dei Fucilieri Britannici Eric Fletcher Waters di soli 30 anni morirà il 18 febbraio 1944 nei combattimenti presso il fosso della Moletta.

Il nome di Aprilia, seppur si tratti di un avvenimento così tragico, è quindi per forza di cose legato a quello del cantante, ma gli attenti followers/fan di Waters sanno quante imprecisioni a riguardo si leggano ancora negli articoli sul web; tra queste che Eric Fletcher Waters morì ad Anzio nelle operazioni dello Sbarco; in altri articoli si afferma addirittura che il corpo sia sepolto nel Cimitero di guerra del Commonwealth di Cassino, ove invece su una delle tante lapidi dei Caduti dispersi nella Campagna d’Italia a comparire è solo il nome di Eric F. Waters. Queste notizie ingannevoli e meritevoli di revisione avevano senso solamente prima che le ricerche condotte sul “caso Waters” a partire dal 2012 dall’associazione apriliana “Un ricordo per la Pace” e successivamente anche dal veterano britannico dello Sbarco Harry Shindler (scomparso lo scorso febbraio all’età di 101 anni), portassero nel 2013 al ritrovamento del luogo di morte del padre del musicista ( non del corpo come ancora erroneamente riportano alcune testate giornalistiche). Ad oggi, nonostante le ripetute ricerche nel territorio coinvolto anche attraverso sofisticate strumentazioni, dei resti di Eric purtroppo non vi è traccia.

Il punto di morte era stato individuato nell’ottobre del 2013 in località Pontoni, a pochi metri di un’affluente della Moletta. Per il buon esito delle ricerche fondamentale fu il ritrovamento delle mappe militari britanniche di cui Shindler fece richiesta agli archivi di Londra e la loro sovrapposizione con le carte territoriali del Comune di Aprilia.

"Un ricordo per la pace" e Shindler nel novembre 2013 protocollarono pertanto al Comune di Aprilia la proposta di realizzare un memoriale in memoria del padre del musicista e di tutti i Caduti dispersi che non trovarono sepoltura. Il Comune accettò la proposta con delibera n.8 del 14 gennaio 2014


e venne programmata la realizzazione di un monumento/ obelisco nel piazzale dell'Istituto di Istruzione "Carlo e Nello Rosselli" di via Carroceto (ora “Liceo Meucci”) nel cui auditorium da qualche anno si trovava l’esposizione storica “Un ricordo per la pace” sul tema “Aprilia in guerra: la Battaglia di Aprilia” Il monumento venne inaugurato il 18 febbraio 2014 alla presenza del cantante in una cerimonia pubblica che ebbe eco mondiale.

Il giorno precedente in una cerimonia privata era stato inaugurato il piccolo memoriale circolare in località Pontoni nei pressi del punto di morte di Eric Fletcher Waters.




La Città di Anzio ha conferito a Roger Waters la cittadinanza onoraria: la cerimonia vide il musicista a Villa Sarsina il 18 febbraio 2014. Mi domando spesso perché Aprilia non fece a suo tempo la stessa cosa.

Fu davvero fugace l’apparizione di Waters ad Aprilia per l’inaugurazione del memoriale, un’ora o poco più la cerimonia al I.I.S. “Rosselli” e poi la fuga ad Anzio. La delusione fu palpabile per i molti fan che arrampicati sulla recinzione all’esterno dell’Istituto speravano di poterlo poi vedere ed applaudire magari in piazza Roma. E la delusione, permettetemi, fu grave anche per me che in qualità di presidente di “Un ricordo per la pace” tanto avevo lavorato a favore di Aprilia nei mesi precedenti l’evento. Ora. Mi si consenta una nuova proposta all’amministrazione di Aprilia, quella di tentare per un ritorno di Waters nel decimo anniversario dell’inaugurazione dei memoriali.

E che dite, cari lettori, la cittadinanza onoraria di Aprilia a Roger Waters non sarebbe giusto la conferisse anche la Città di Aprilia? Un ulteriore modo di manifestare la nostra gratitudine ad un figlio il cui padre (come usava dire Harry Shindler) come tanti altri “ha perso la vita per la libertà, per combattere il regime più mostruoso della storia”.

(pubblicato sul Giornale del Lazio



27 giugno 2023

18 giugno 1836 – 18 giugno 2023 187° della Fondazione del Corpo dei Bersaglieri


le commemorazioni a Roma; a Sabaudia il Raduno regionale 


di Elisa Bonacini

 Celebrato in tutta Italia domenica 18 giugno il 187° compleanno del Corpo dei Bersaglieri. Specialità dell'Arma di Fanteria dell' Esercito italiano il Corpo dei Bersaglieri venne istituito il 18 giugno 1836 in Piemonte, Regno di Sardegna, su proposta del capitano Alessandro La Marmora.

L’evento nazionale si è svolto a Roma sotto l’egida del Comando Militare della Capitale e del Suo Comandante Gen. C.A. Rosario Castellano ed ha avuto inizio nella mattinata presso il complesso monumentale di Porta Pia, sede del Museo Storico dei Bersaglieri. La commemorazione alla presenza di Autorità civili e militari ha visto la deposizione di una corona d’alloro in memoria dei Caduti presso il Monumento di Enrico Toti. La Soprano Angela Nicoli ha interpretato magistralmente il “Canto degli Italiani, il nostro Inno Nazionale eseguito da una rappresentanza della Banda dell’Esercito Italiano. A fare gli “onori di casa” il Presidente Nazionale ANB Gen. Ottavio Renzi e il Presidente della Sezione ANB di Roma Capitale, Generale di Divisione (Aus) Francesco Maria Ceravolo. É stato letto il messaggio del Gen. C.A. Pietro Serino, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Italiano. Momento toccante la “scopertura” di due cimeli dei nostri Bersaglieri nelle missioni internazionali donati al Museo storico.

La giornata bersaglieresca si è conclusa in tarda mattinata con uno strepitoso concerto di tre fanfare. Dopo una brevissima sosta davanti al Palazzo del Quirinale le Fanfare si sono dirette alla  volta di  Piazza San Silvestro, nel cuore di Roma. Ad esibirsi nei più caratteristici brani bersagliereschi la Fanfara Bersaglieri Roma Capitale "Nulli Secundus" diretta dal Capo Fanfara Silvano Curci, la Fanfara Bersaglieri in congedo "M. Fascetti" - Guidonia Montecelio diretta dal Capo Fanfara Michele Lugaresi e la Fanfara "Bersagliere Guglielmo Colombo di Lecco diretta dal Capo Fanfara Luca Losa. 

In occasione della ricorrenza cremisi Sabaudia  ha ospitato quest’anno il Raduno regionale dei Bersaglieri. La manifestazione è stata organizzata dall’Associazione Nazionale Bersaglieri– Sezione Provinciale di Latina, con il patrocinio del Comune di Sabaudia, amministrazione Mosca.

Presente al Raduno l’Associazione apriliana Bersaglieri “Adelchi Cotterli”, presidente Edoardo Tittarelli, con l’omonima Fanfara diretta dal Maestro Ildo Masi.

Nel pomeriggio di domenica, a partire dalle ore 17, i fanti piumati hanno sfilato per le vie del centro storico al tradizionale “passo di corsa” affascinando il numeroso pubblico con le coinvolgenti musiche delle fanfare. 

Cenni storici Corpo Bersaglieri

In 187 anni i Bersaglieri hanno scritto pagine gloriose della storia d’Italia. Il Battesimo del fuoco avvenne l'8 aprile 1848 nella battaglia del ponte di Goito, all'inizio della Prima Guerra d'Indipendenza. Protagonisti della presa di Roma il 20 settembre 1870 hanno partecipato alla prima ed alla seconda guerra mondiale; i Reggimenti inquadrati nelle divisioni corazzate, motorizzate e celeri combatterono eroicamente su tutti i fronti. Hanno dato il loro contributo alla guerra di Liberazione con il 4º Reggimento ed il battaglione "Goito".

Una lunga storia intrisa di tradizioni e leggende le cui pagine continuano ad essere scritte anche oggi, continuando i Bersaglieri ad essere protagonisti di importanti missioni internazionali nonché quelle in territorio nazionale in collaborazione con le altre Armi, Corpi e specialità delle Forze Armate.

Non si può pensare ai Bersaglieri senza associarli al  loro caratteristico “Cappello piumato” detto anche “moretto da bersagliere” o “vaira” in onore di Giuseppe Vayra che per primo vestì la divisa del corpo. Esso è l'emblema del Corpo, simbolo per i Bersaglieri secondo solamente al Tricolore.

E non si può concepire una sfilata di Bersaglieri senza la tradizionale Fanfara. L'atto costitutivo del Corpo il 18 giugno 1836 stabiliva che per ogni compagnia ci fossero 13 trombette ed un caporale trombettiere. Era il 1° luglio 1836 la prima volta che i Bersaglieri uscirono dalla Caserma “Ceppi” in Torino: «…marciavano in testa dodici soldati colla carabina sulla spalla sinistra, tenendo nella destra corni da caccia con cui suonavano una marcia allegra, vivace e tale da far venire la voglia di correre anche agli sciancati…» (Quarenghi).

La Fanfara dei Bersaglieri è l'unica al mondo ad esibirsi a passo di corsa. Questa consuetudine pare abbia origine dalla breccia di Porta Pia che doveva essere effettuata a passo di carica ma che divenne spontaneamente una corsa.

(sul Corpo dei Bersaglieri e Fanfara https://www.assobersaglieri.it; https://it.wikipedia.org https://www.esercito.difesa.it/;su cerimonia Roma da https://www.assobersaglieri.it/  e pg facebook Associazione Nazionale Bersaglieri Regione Lazio ; foto raduno Sabaudia Edoardo Tittarelli)